Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Champions’ Camp 2019

Forti del successo dello scorso anno, che ha visto la partecipazione di oltre 60 bambini e ragazzi sordi, siamo molto felici di comunicarvi che sono aperte le prescrizioni per la V EDIZIONE.

Le settimane di Multisport Camp sono articolate, per fasce di età, in 4 settimane: due in montagna e due al mare, la grande novità di quest’anno! 
Lo staff di CODA Italia sarà presente solo nelle settimane al mare!

➡️ È aperto a tutti i bambini e ragazzi CODA, sordi e udenti che vogliano provare nuove esperienze e specializzarsi in diversi sport, oltre a vivere una vacanza indimenticabile in un contesto di piena integrazione.

Non vediamo l’ora di passare un’altra estate insieme a voi! 😍💙

Per informazioni e iscrizioni: 
codaitaly@gmail.com (per bimbi e ragazzi CODA, cioè bimbi e ragazzi udenti con genitori sordi)
asdgssreggioemilia@gmail.com (per bimbi e ragazzi sordi)
www.championscamp.it

Champions’ Camp 2019

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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CODA power: vedere con altri occhi

Intervista a Susanna Di Pietra di Michele Peretti – 09/02/2019

CODA Italia (Children of Deaf Adults) è un’associazione di promozione sociale nata il 16 ottobre 2014.

Susanna Di Pietra, 32 anni, da dodici anni lavora come Assistente alla Comunicazione. Interprete LIS, è iscritta al corso di laurea in Scienze della formazione primaria. Vicepresidente e socia fondatrice dell’Associazione Coda Italia.

Com’è nata l’idea di fondare l’Associazione CODA Italia? 
L’idea di creare l’associazione è nata da un incontro avvenuto, due anni prima della fondazione, tra lo psicologo sordo Mauro Mottinelli e i partecipanti che erano tutti Coda. La pulce nell’orecchio ce l’ha messa lui e pensando al fatto che in Italia non esistesse una realtà del genere ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo creato “Coda Italia”. Ad oggi ci occupiamo di incontri, tavole rotonde, campi estivi per ragazzi, sostegno a quei Coda che non accettano ancora la loro situazione familiare, chi la vive male e se ne fa una colpa, quando invece noi vogliamo essere di esempio, soprattutto per i più piccoli, ed essere d’aiuto a quei genitori che incontrano difficoltà nel crescere i loro figli udenti perché di un altro mondo. Siamo in stretto contatto con le altre associazioni all’estero e a luglio andremo a Parigi per “CodaLove2019” dove ci incontreremo con tutti i Coda del mondo.

In cosa consiste il progetto “Vibrations”? 
Il progetto “Vibrations” sarà un documentario che raccoglierà esperienze di vita familiare tra similitudini e differenze di famiglie con genitori sordi e figli udenti e viceversa. È partita una raccolta fondi per portare a termine questo progetto che è già iniziato, ma visto che c’è molto da fare abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere “Coda” vuol dire avere oggi una ricchezza interiore e un senso d’orgoglio forte e puro che mi ha portato a fondare l’associazione in cui credo molto.

Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Sono stata esposta fin da subito, i miei nonni sono tutti udenti e quindi grazie a loro mi esponevo all’italiano. Ricordo le telefonate che facevo alla mia nonna materna che vive nelle Marche e facevo da ponte/interprete tra lei e mia madre. Inoltre mia madre, con me, utilizzava molto la lingua dei segni ma accompagnava al segno anche la voce e poi mi ha mandata subito alla scuola dell’infanzia.

A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sempre, fino alle superiori. Mi sembrava di appartenere a un altro mondo, di pensare in maniera diversa o di parlare in modo diverso…non so, e nello sguardo degli altri intuivo questa cosa.

Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
50 e 50, a volte più sorda a volte più udente. Dipende dalle dinamiche che si creano, ovvio che trovandomi in contesti sordi, la mia cultura sorda prevale.

Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Apprezzo quando si vogliono fondere, integrarsi, senza distinzioni tra sordo o udente, perché non ce n’è motivo. A volte le disuguaglianze vengono fuori ma si possono cancellare con poco.

Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
Il mio rapporto con mia madre è ottimo e lo è sempre stato, ho perso mio padre da piccolina ma ho ricordi importanti di lui. C’è stato sempre molto dialogo in famiglia, ci siamo sempre dette tutto, penso sia fondamentale, ed è anche per questo che è nata l’associazione, perché genitori e figli possano avere un rapporto che non li faccia sentire diversi l’uno dall’altro. A me le etichette non piacciono, si vive e si cresce tutti insieme. Non ho avuto difficoltà nell’essere figlia di sordi, ho incontrato solo molta “ignoranza” che tuttora purtroppo persiste e a volte non l’accetto.

Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Si è molto più maturi, più predisposti a determinate situazioni, sensibili e ricchi interiormente. Hai altri occhi, affronti le cose in maniera differente, pratica, diretta. Dicono che i Coda riescano a vedere tutto in maniera più semplice, hanno una visuale molto più sviluppata, sarà un superpotere 🙂

C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Sì, proprio qualche giorno fa, mentre ero al lavoro, una persona mi ha chiesto come fa mia madre a sentire il citofono e io ho risposto che la mia casa è una discoteca: piena di luci a ritmi intermittenti. Capita anche che citofono e telefono suonino insieme e ritornando indietro nel tempo mi sono ricordata di quanto da piccola ne fossi orgogliosa e ai miei compagni di scuola che venivano a trovarmi mostravo con fierezza l’alternanza delle luci. Non era una casa come un’altra, la mia era ed è speciale. La mia famiglia è speciale.

Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Interprete fin da piccola senso del dovere, ora direi più vocazione ma è pur vero che senza il mio vissuto oggi non sarei un’interprete. Non tutti intraprendono questa strada, alcuni la rifiutano. A me è sempre piaciuto ma ho voluto concretizzare questo mio piacere e renderlo un lavoro importante e con dei valori.

Qual è il tuo motto? 
“Chi troppo ci pensa rimane senza” dice mia nonna, e ha ragione!!

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA

Intervista a Mauro Iandolo di Michele Peretti – 03/02/2019

“La musica vibra dentro, il mio corpo danza, la mia anima esplode e mi ritrovo con le parole tra le mani”. Francesco Avvisati

Mauro Iandolo, 36enne di Nettuno (Roma), è figlio udente di genitori sordi segnanti. Lavora come Interprete LIS, Assistente alla Comunicazione ed è performer LIS di alcune tra le canzoni più note del panorama musicale italiano. Tiene workshop in giro per l’Italia in cui insegna a tradurre le canzoni in Lingua dei Segni Italiana ed è Presidente dell’associazione Officina LIS.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere figlio di sordi è motivo di orgoglio.

2) Come hanno reagito i tuoi genitori quando hanno saputo di avere un figlio udente? 
Normalmente come tutti gli altri genitori, con la felicità nel cuore senza pensare se fosse stato meglio avere un figlio sordo o udente.

3) Come e quando sei stato esposto all’italiano? 
Essendo i miei genitori sordi segnanti, sin dai primi mesi, hanno impostato con me una comunicazione visiva gestuale basata sui segni e vocale. Quindi sono stato esposto contemporaneamente all’italiano e alla LIS.

4) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri? 
Diverso sì ma non in senso negativo, io avevo un super potere, conoscevo la LIS.

5) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sordo? 
Credo di essere nella “terra di mezzo”. Per certi versi mi sento di lingua e cultura sorda per altri udente.

6) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
In realtà non ci sono cose che apprezzo di più o di meno delle due culture. Le vivo entrambe con la stessa voglia di viverle.

7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlio di sordi? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
No, nessun tipo di difficoltà.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Molti benefici tra cui avere la possibilità di conoscere 2 lingue e 2 modalità di comunicazione differenti. Inoltre, grazie allo studio della LIS e all’approfondimento dell’arte nella cultura sorda, ho avuto la possibilità di essere il primo performer LIS ad aver realizzato dei videoclip professionali di musica visiva. Ho esordito interpretando “La differenza tra me e te” di Tiziano Ferro.

9) Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Nessuno dei due. Sono diventato Interprete semplicemente perché è quello che ho sempre voluto fare sin da piccolo, come anche essere Assistente alla Comunicazione e docente ai corsi LIS.

10) Qual è il tuo motto? 
In realtà non ho un vero e proprio motto, semplicemente vivo la vita giorno per giorno raccogliendo tutto quel che di buono sa darmi.

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA

Intervista a Mirella Bolondi di Michele Peretti – 30/01/2019

Dentro di me sono una cosa sola. Sono io. Sono CODA.

Mirella Bolondi è nata a Milano nel 1967, città in cui vive. Si è laureata in Scienze dell’Educazione e lavora come Educatrice Professionale in un Centro di Aggregazione Giovanile con i preadolescenti, da moltissimi anni; lavoro che ama e che svolge con passione.
Con la casa editrice Zephyro ha pubblicato il suo primo romanzo Terra di silenzi che racconta in chiave fantastica l’incontro di un anziano signore, ritornato improvvisamente giovane, con gli abitanti di un paese dove tutti sono sordi e non conoscono il suono.
Con Fondazione Aquilone onlus ha pubblicato Nel paese Chenonsai una favola per adulti e bambini sul tema della disabilità, da cui sono nati diversi progetti nelle scuole, di diverso ordine e grado.
Da diversi anni conduce una trasmissione radiofonica, Voci d’Autore, su Radio Panda. Con cadenza mensile presenta le ultime novità editoriali con intervista in diretta all’autore.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Per moltissimo tempo sono stata “semplicemente” una figlia udente di genitori sordi e questa era la mia normalità, che condividevo con le persone a me più vicine. È lo sguardo degli altri a farti comprendere che c’è qualcosa fuori dall’ordinario nella tua vita. Così quando incontravo un nuovo compagno di giochi dichiaravo presto la particolarità della mia famiglia, pronta a rispondere al loro stupore e alle conseguenti domande: quando suona il campanello si accende una luce; per comunicare con loro basta guardarli in volto e scandire le parole; sì, uso anche i segni; no, non posso mettere la musica a tutto volume perché mia mamma si accorge delle vibrazioni e poi son guai. Insomma un breve interrogatorio, poi si cominciava a giocare: i bambini imparano in fretta e non hanno pregiudizi! Con gli adulti era un pochino più difficile. Alcune delle domande ricorrenti mi creavano sempre un certo turbamento, perché mi arrivava una morbosità che non comprendevo allora: Non ti dispiace che i tuoi genitori siano sordi? Non vorresti dei genitori normali? In realtà no, non mi dispiaceva affatto e non volevo dei genitori diversi. Il loro sguardo talvolta di disappunto mi faceva sentire una colpa che non comprendevo. Ma ciò che sentivo davvero era che gli altri genitori non mi piacevano altrettanto! Io avevo compreso l’Amore. Loro forse ragionavano con le sovrastrutture del pregiudizio. Ma la consapevolezza di essere CODA è arrivata solo con la maturità, quando ho cominciato ad allargare i confini della mia esperienza della sordità e a confrontarmi con i lettori del mio romanzo “Terra di silenzi”. Quindi oggi per me essere CODA significa aver vissuto una esperienza stra-ordinaria che mi ha insegnato ad ascoltare con gli occhi oltre che con le orecchie. È una consapevole appartenenza di un legame particolare con il mondo della sordità, che condivido con tante persone di diverse nazionalità, come me, figli udenti di genitori sordi.

2) Come hanno reagito i tuoi genitori quando hanno saputo di avere una figlia udente? 
Entrambi i miei genitori sono diventati sordi nella primissima infanzia come conseguenza di un incidente e una malattia. Quindi la sordità non era un fattore ereditario e hanno consapevolmente scelto di mettere al mondo due figli udenti. Credo che in fondo sia stata una forma di riscatto sociale e ho sempre percepito il loro profondo orgoglio. La nostra diversità quindi non è mai stata un problema ma anzi, qualcosa di bello e prezioso.

3) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Questa domanda mi fa sempre sorridere. I miei genitori sono italiani e pur essendo molto anziani e di una generazione che non ha potuto usufruire di impianti e apparecchi acustici hanno sempre parlato. La loro voce particolare e forse non sempre comprensibile per qualcuno, lo era per noi figli. I segni che l’accompagnavano rendevano molto fluente la comunicazione tra noi. Soprattutto con mamma con cui sia io che mio fratello ci siamo sempre confidati. Io non ho avuto la fortuna di avere parenti o nonni vicini, quindi sono stati loro a insegnarci le prime parole, che leggevano sulle nostre labbra. Qualche volta chiedevano conferme a qualche vicino di casa o amico. Poi naturalmente c’è un mondo fuori con cui interagisci e che sostiene l’apprendimento linguistico.

4) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sinceramente no. I miei genitori erano ben integrati nella comunità di persone che frequentavo a quell’epoca. Forse più che la sordità era il loro animo artistico a colpire i miei amici e a fare la differenza. Entrambi infatti dipingevano e avevano straordinarie abilità manuali che suscitavano la loro ammirazione e li rendevano un po’ diversi dagli altri genitori. Ed io ne andavo molto orgogliosa, naturalmente.

5) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Ecco, questa è una cosa di cui sono divenuta consapevole solo di recente. Io sono sorda e udente. Non mi interessa dare una percentuale, come se le due cose fossero contrapposte. Lo sono solo per gli altri. Dentro di me sono una cosa sola. Sono io. Sono CODA. Quando un giorno lo dissi a mia madre, la vidi sbiancare, come se fosse il segno di un fallimento. In fondo loro avevano fatto di tutto per aiutarmi a essere udente, rispettare e valorizzare la mia diversità. Mio papà mi cantava persino la ninna nanna, con il ritmo di un tamburo, fino a non pochi anni fa, quando ancora potevo sedermi sulle sue ginocchia. Un gesto d’amore che mi ha sempre riempito di tenerezza e mi manca tanto ora che non c’è più. E credo in realtà che questo sia il segno migliore del loro buon lavoro di genitori.

6) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Apprezzo la lingua dei segni, la bellezza di una comunicazione visiva e il senso di appartenenza, che ti fa incontrare amici, ovunque nel mondo come una grande famiglia. Non apprezzo le contrapposizioni interne tra oralisti e segnanti, tra chi porta un apparecchio acustico o un impianto cocleare. Tante energie perse, frutto di pregiudizi reciproci. Del mondo degli udenti mi vengono in mente solo due parole: musica e caos.

7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
Nella mia infanzia, non c’erano cellulari, videochiamate, sottotitoli in tv, interpreti della Lingua dei Segni e tanti servizi e app, che ora sono disponibili e facilitano l’integrazione delle persone sorde. Noi figli eravamo spesso chiamati a fare da intermediari o ponte; a sostenere responsabilità maggiori dei nostri coetanei, fin dalla tenera età. Una cosa che spesso è data per scontata, ma che scontata non è.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Credo sia molto di più che imparare due lingue. È avere a disposizione due modi diversi di esprimere vissuti e sentimenti, perché le due lingue viaggiano su due binari differenti, quello visivo e uditivo. E due modi diversi di ascoltare. È un segno più non meno.

9) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Un giorno mio padre, riferendosi a non so più cosa disse: Sono sfortunato perché sono sordo! Ricordo che mia mamma si arrabbiò tantissimo e fece un lungo elenco delle cose per cui lui doveva sentirsi fortunato: aveva un lavoro che amava e gli regalava grandi soddisfazioni, (preparatore tecnico entomologo al museo della Scienza di Milano); la pittura, una bella famiglia, tanti amici e… due figli meravigliosi. (Essere inclusi nella lista era una cosa davvero bella per me bambina!) È stata l’unica volta in tutta la mia vita, che gliel’ho sentito dire. Con le loro azioni mi hanno insegnato una cosa molto preziosa che io traduco in: Ognuno cammina con le sue risorse! Così anche nei momenti più difficili della mia vita non dico mai sono sfortunata, ma cerco di fare una ricognizione delle mie risorse e vado avanti, o almeno ci provo. Non ci sono scuse alla felicità!

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA

Intervista a Manolo Vacca di Michele Peretti – 25/01/2019

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dei CODA.

Manolo Vacca è nato a Roma il 13/11/1989 da madre sorda e padre udente. Psicologo e psicoterapeuta, opera nella scuola e in ambito clinico. È inoltre interprete performer di Lingua dei Segni Italiana, suo il ruolo di Febo nello spettacolo Notre Dame de Paris in LIS di Laura Santarelli.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere CODA significa dare ancora più senso alla mia esistenza. È come se la mia vita avesse assunto una chiarezza e una determinazione ulteriori. Capita spesso a noi CODA di sentirci come parte di una stessa famiglia, come persone che hanno condiviso un qualcosa di simile seppur nella nostra diversità. L’essere CODA è anche e soprattutto dare un senso e un significato unitario a quella che è stata la nostra infanzia, la nostra adolescenza, la nostra crescita. In una parola la nostra vita passata, presente ma anche e soprattutto futura.

2) Sei stato esposto sin da subito a entrambe le lingue? 
Sono stato esposto sin da subito a entrambe le lingue in quanto ho anche altri parenti sordi.

3) Quale consideri la tua lingua madre? L’italiano o la LIS?
Considero la mia lingua madre l’italiano anche se la LIS interviene “economicamente” nel mio modo di ragionare e di esprimermi (a volte in maniera inconscia) in momenti in cui ho necessità più “espressive”.

4) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri?
A scuola è capitato di sentirmi diverso dagli altri e questo con sentimenti di natura ambivalente. A volte di orgoglio, altri di vergogna, in una oscillazione continua tra questi.

5) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sordo? 
Mi sento più udente, in grado di capire profondamente la cultura sorda.

6) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Quello che apprezzo della cultura udente è la flessibilità e l’apertura in termini di possibilità. Quello che apprezzo invece della cultura sorda è sicuramente il senso di appartenenza che essa stimola e che caratterizza il collante principale, a mio modo di vedere, del CODA inserito nel mondo dei sordi.

7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di avere un genitore sordo? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
Difficoltà intese come tali no. Più che altro questa differenza tra i genitori, uno udente e l’altro sordo, mi ha portato a sviluppare un rapporto più simbiotico con mia madre sorda e uno più superficiale con mio padre udente proprio a causa del fatto che la richiesta da parte dei due genitori era totalmente diversa in termini pratici ed emotivi.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
I benefici secondo me sono da trovarsi in: flessibilità nell’apprendimento, ampliamento delle possibilità comunicative, maggiore sensibilità nella comunicazione.

9) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Un episodio che ricordo con particolare tristezza ma che ricollego al progetto che sta portando avanti CODA Italia è quello relativo a una recita scolastica in cui ero stato scelto come protagonista. Beh, mia madre alla fine della recita, nel farmi i complimenti, mi sottolineò come fosse triste per lei non poter sentire la mia voce così bella. Questo a dimostrazione di come alcune cose alle quali non si penserebbe mai possono essere la quotidianità per un’altra persona.

10) Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Diventare interprete LIS dovrebbe essere quasi totalmente vocazione. Mi spiego meglio. Nel momento in cui sia mossa da senso del dovere, a mio modo di vedere sarebbe già “contaminata” da pesi e aspettative ulteriori di natura personale ed emotiva. il senso del dovere ci può stare se legato alla vocazione stessa o meglio alla professione inteso come comportamento morale ed etico e non dettato da legami emotivi di natura genitoriale direttamente connessi al proprio vissuto di CODA. Qualora il CODA voglia operare anche come interprete, ha il dovere morale, etico e protettivo di vedere queste dinamiche profonde; affrontarle per svolgere al meglio una professione e non un compito che gli è stato assegnato dalla vita.

11) Qual è il tuo motto? 
Non ho un vero e proprio motto ma ho una mia idea circa le persone e circa una delle radici delle difficoltà delle persone e dei CODA in generale che può fare più o meno così: “tutti abbiamo bisogno di essere VISTI e accetteremo qualunque compromesso per questo. Tutto sta nel capirlo e nel lavorare poi nell’accoglierci per come ci vogliamo e piacciamo e non per come hanno voluto finora gli altri anche se per noi significativi”. Scusate… deformazione professionale 🙂

9 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA: farsi ponte tra due realtà

Intervista a Carlo Wialletton di Michele Peretti  – 19/01/2019

Coda (Children of deaf adults) è l’acronimo nato negli Stati Uniti nel 1983 e scelto da Millie Brother, fondatrice dell’organizzazione CODA International, per rappresentare e tutelare i figli udenti di genitori sordi. CODA Italia esiste invece dall’ottobre del 2014 grazie all’unione di cinque ragazze che hanno dato il via a un gruppo coeso e sempre più numeroso.

Carlo Wialletton è nato il 25 maggio 1972 da genitori sordi segnanti. Coda e orgoglioso di esserlo, ha creato il gruppo Facebook “Amici della Lingua dei Segni nel mondo”. Padre di un figlio di 17 anni, vive a Roma e lavora come interprete, performer e docente LIS. Suo il ruolo del perfido Frollo nel musical Notre Dame de Paris in LIS di Laura Santarelli.

L’intervista che segue è la prima di una serie di testimonianze che avremo il piacere di leggere. Ringrazio Carlo per la sua disponibilità e quanti hanno deciso di contribuire raccontando la propria esperienza. 

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Far parte di una grande famiglia. Sapere che altre persone hanno vissuto, più o meno, le stesse esperienze, aiuta. Sai che non sei solo.
2) Come hanno reagito i tuoi genitori quando hanno saputo di avere un figlio udente? 
Non gliel’ho mai chiesto ma credo fossero contenti, almeno penso.
3) Come e quando sei stato esposto all’italiano? 
Fin da piccolo, frequentando nonne, cugini e zii udenti, oltre a mio fratello maggiore.
4) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri? 
Forse alle elementari, perché quando si è piccoli, si è stronzi (riferito ad alcuni compagni che mi prendevano in giro).
5) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sordo? 
Rispondo sempre ambedue, ma forse più udente.
6) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Non sopporto i pettegolezzi, e li troviamo in entrambi i mondi, solo che in quello sordo, essendo una minoranza, si sanno più velocemente. Apprezzo per assurdo che i sordi siano senza peli sulla lingua, dicono ciò che pensano, senza fare sconti a nessuno.
7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlio di sordi? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
Sinceramente no, fin da piccolo mi è sempre sembrato normale. Anche se ho risposto no, voglio aggiungere due cose. Mi è dispiaciuto non aver mai avuto un dialogo più profondo con loro due. Mi confidavo soprattutto con gli amici. L’altra cosa è che avrei sempre voluto chiamare mamma o papà e veder loro girarsi o rispondere.
8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Oltre al fatto di sapere due lingue, hai uno sviluppo cognitivo e linguistico non indifferente. E poi con la LIS puoi parlare ovunque: ambienti rumorosi, sott’acqua, tra una macchina e l’altra, a distanza. Senza dimenticare che esercita un buonissimo effetto su ragazzi autistici e con altre disabilità. Con la LIS tattile inoltre puoi comunicare con un sordocieco, altrimenti come faremmo?
9) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Crescendo solo con i miei, mentre mio fratello è cresciuto dalla nonna, ho scoperto la musica a 11 anni grazie a lui (mio fratello) quando tornò con una cassetta mangianastri dal liceo.
10) Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Un po’ tutt’e due forse, interprete lo sei da piccolo, a prescindere, poi magari crescendo sfrutti la conoscenza per lavorare, oltre al fatto di fare teatro e quindi performer.
11) Qual è il tuo motto? 
Non mollare mai. Cadi, ti rialzi e continui a combattere.



4 Febbraio 2019
di Michela Moschillo
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Lasciamo un segno

Lasciamo un segno – 23 Febbraio 2019

Ci stiamo preparando all’evento “Lasciamo un segno” che ci sarà il 23 febbraio alle ore 17 a Roma, nel teatro di Piazza Santa Maria Consolatrice, l’entrata è alla destra della chiesa.
Vi aspettiamo per condividere un bellissimo pomeriggio insieme pieno di energia e vibrazioni positive, per conoscerci di persona e per presentarvi il progetto “Vibrations“.
Per qualsiasi informazione saremo lieti di rispondervi.
Scriveteci per prenotare il vostro posto! codaitaly@gmail.com

4 Gennaio 2019
di Michela Moschillo
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VIBRATIONS

Carissimi Amici, abbiamo un progetto che riguarda tutti NOI ed ha bisogno del vostro sostegno, che siamo sicuri ci darete, per essere realizzato.
Si tratta di un video-documentario sulle difficoltà della vita quotidiana che ci ritroviamo a vivere noi e tutte le famiglie con componenti sordi.
L’intento è di intervistare genitori sordi con figli CODA e genitori udenti con figli sordi in modo tale da confrontare e cogliere differenze e/o analogie tra le due realtà, spesso distanti tra loro.
Potete sostenerci donando un’offerta libera all’Associazione di Promozione Sociale CODA Italia.
Causale: Offerta libera per progetto “VIBRATIONS”
IBAN: IT52D0200803284000103396816
Per maggiori info inviate un’email: codaitaly@gmail.com
Qui di seguito potete vedere il video spot con i nostri ragazzi CODA: Gloria Antognozzi e Luca Caimi

Video spot VIBRATIONS

7 Dicembre 2018
di Michela Moschillo
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Aperisegno

Siamo orgogliosi di comunicarvi che collaboriamo nuovamente con Aperisegno per organizzare una serata a Roma il 15 dicembre 2018, di seguito tutte le informazioni e un link utile, vi ricordiamo che è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo email codaitaly@gmail.com :

Evento FB 

Vi aspettiamo!