Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

20 Maggio 2019
di Michela Moschillo
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Il suono dei sensi

Laboratorio di percussioni per bambini sordi e udenti

Sabato 18 Maggio abbiamo vissuto un bellissimo laboratorio di percussioni con tanti bimbi sordi e udenti! Speriamo vivamente che eventi come questo si ripetano prossimamente!


Musica come ponte tra sordi e udenti? Nulla di strano!
Sabato 18 Maggio presso 238 Hangar delle arti (via Monte Berico, 5 – Roma) il gruppo Musica e il gruppo AccessibiLIS di Grande come una città, in collaborazione con CODA Italia – Children of Deaf Adults [ www.codaitalia.org ], partono proprio dalla musica per inaugurare un percorso che vuole rendere la cittadinanza attiva sempre più integrata con il mondo e la cultura sorda.

Marco Testoni, compositore e percussionista, dirigerà “Il Suono dei Sensi“: un laboratorio di percussioni che mette insieme bambine e bambini sorde/i ed udenti. Un incontro con la musica dove le vibrazioni sonore saranno la chiave di accesso ad un mondo intimo in cui bambine e bambini possono non solo ascoltare la musica, ma sentirla, e produrla con tutto il proprio corpo. Più nel concreto: si tratta di un’esperienza che, attraverso il contatto con gli strumenti a percussione e alcuni esercizi e tecniche di body percussion, vuole far vivere senza alcuna barriera la forza e l’intensità del linguaggio musicale.

Il laboratorio è suddiviso per fasce di età:
• 16.00 alle 16.45: dai 4 agli 8 anni [massimo 10 partecipanti]
• 17.00 alle 17.45: dai 9 ai 12 anni [massimo 10 partecipanti]

[14/05/2019 – LE ISCRIZIONI SONO CHIUSE]

Il laboratorio, dove è prevista la presenza di un interprete segnante, è gratuito. È tuttavia necessario iscriversi all’associazione asd 238 per garantire la copertura assicurativa. L’iscrizione costa 5 €.

Per l’ISCRIZIONE è necessario inviare una email entro e non oltre il 13 maggio 2019 all’indirizzo grandecomeunacitta@gmail.com specificando in oggetto Laboratorio percussioni e indicando nome, cognome, età, data, luogo di nascita e codice fiscale del bambino. Questi dati servono per assicurare i bambini che parteciperanno al Laboratorio. In assenza di tali informazioni non sarà possibile completare l’iscrizione.

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Marco Testoni è una figura poliedrica di musicista con un particolare percorso artistico che gli ha permesso di collaborare con una varietà di artisti provenienti da diversi ambiti creativi: dalla musica per film all’attività concertistica, dal teatro alla musica per bambini, dalla fotografia contemporanea alla videoarte. Nel 2009, ha pubblicato l’album Impatiens che vede la partecipazione di Billy Cobham e l’Ensemble percussionistico Hang Camera, dove con il suo set di handpan esprime quel “lirismo del ritmo” che è il manifesto artistico del suo stile musicale.
Come didatta ha tenuto laboratori e ha insegnato musica e percussioni sia nelle scuole materne che elementari.
Nel 2017 le sue performance multimediali e musicali sono state presentate al Louvre di Parigi e al Macro di Roma. Ha pubblicato per Dino Audino Editore “Musica e visual media” (2016) e “Musica e multimedia” (2019).
[www.marcotestoni.com]
[https://www.imdb.com/name/nm3132578/]

238 Hangar delle Arti
via Monte Berico, 5 00141 Roma

* web: www.grandecomeunacitta.org
* info: grandecomeunacitta@gmail.com

* accessibilità
– non sono presenti barriere architettoniche per l’ingresso
– sono presenti servizi igienici per disabili (wc chimico)
– non è presente un parcheggio per disabili
* linee ATAC – http://www.atac.roma.it
* fermata Adriatico/Lampedusa – linee 86, 90, 336, 337

Evento Facebook

13 Maggio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA: intervista a Chiara Sideri

Intervista a Chiara Sideri di Michele Peretti – 06/05/2019
Credo che tutti i genitori del mondo abbiano una particolarità, una sfumatura che li rende unici. Nel caso dei miei è la loro sordità.

Chiara Sideri è nata a Roma il 07/12/1992. Diplomata al liceo classico, nel 2014 si laurea in Infermieristica presso l’Università Tor Vergata di Roma. Negli anni ha tenuto convegni e corsi riguardanti la LIS e il mondo della sordità in generale. Sua l’idea di fondare la Dilis Onlus, un’Associazione di cui è Presidente e che promuove la diffusione della LIS e l’inclusione dei pazienti sordi in ambito sanitario. Attualmente si è trasferita in Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, dove lavora come infermiera di emergenza territoriale. Collabora come autrice con Nurse24.it, giornale di informazione infermieristica ed è docente per la piattaforma formativa HECM. Ama definirsi figlia (felice) udente di genitori (felici) sordi.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere CODA significa riconoscermi in una categoria di persone che hanno con me un minimo comune denominatore; è non sentirsi soli e non sentirsi fuori posto. E poi sono molto orgogliosa di esserlo.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Sono stata esposta all’italiano fin da subito, tramite la mia famiglia e successivamente la scuola.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sì, ogni tanto è successo, ma non perché mi sentissi diversa io. A volte gli altri, un po’ disturbati e un po’ curiosi, mi facevano notare che i miei erano un po’ sopra le righe, un po’ strani. Erano sordi. Per gli altri era strano, per me no, per me era la normalità.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Mi sento forse un perfetto 50 e 50, un’udente sorda. Amo moltissimo alcuni aspetti della cultura sorda, poi in questo bisogna inserire anche la preziosità della Lingua dei Segni che è parte di me. Spesso però mi riconosco come un’udente, mi capita a volte di sentirmi in colpa, poi ci penso e mi dico: “sono una CODA, è tutto normale!”.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda amo senza dubbio la lingua, le sue sfumature e la sua potenza visiva che dopo tanto tempo, continuano ancora ad affascinarmi. Non mi piace a volte il modo di ragionare o l’eccessivo essere permalosi, sempre sul chi va là …ma posso solo comprenderli. Degli udenti dico solo quello che non mi piace: il loro essere ignoranti e insensibili verso i sordi (pochi sono i casi, per fortuna).

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali?
Difficoltà sì, diverse, legate soprattutto a disservizi strutturali della società, a limiti imposti e alla tanta, tantissima ignoranza che c’è in giro. Poi difficoltà emotive e psicologiche ma come per tutti i figli.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Il beneficio di una doppia esposizione è a mio avviso concreto. Ho avuto l’opportunità di esprimermi nelle mie due lingue contemporaneamente, sin da piccola. Per me si è tradotto in una ricchezza.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Ce ne sarebbero moltissimi e quelli “tragici” risultano nello stesso tempo anche comici. Diciamo che chi è figlio di sordi ha molti episodi divertenti da raccontare, almeno per me è stato così. L’ironia ti salverà la vita diceva qualcuno, e per me e mio fratello è stata un’arma potente. L’episodio che racconto è solo per sensibilizzare. Alla scoperta di avere i genitori sordi da parte di una collega di università, lei mi disse: “non sai quanto mi dispiace per te”. Io non risposi e abbozzai un sorriso. Insomma, ma dispiacere per cosa? Credo che tutti i genitori del mondo abbiano una particolarità, una sfumatura che li rende unici. Nel caso dei miei è la sordità. Sarebbe bello che tutti iniziassero a capirlo.

9) Diventare Interprete LIS e/o Assistente alla Comunicazione: vocazione o senso del dovere? 
Inizialmente, durante l’infanzia e l’adolescenza, è stato senso del dovere. Dai 20 anni sicuramente assoluto piacere. Come dico spesso, non sono io che ho scelto la LIS, è lei che ha scelto me!

10) Qual è il tuo motto? 
Il mio motto, almeno uno dei tanti, è “turn the pain into power”: trasforma il dolore in forza. Per me è stato così. Ogni giorno cerco di trasformare tutto il “dolore” e i sentimenti negativi legati alla sordità dei miei nel mio super potere, in un punto di forza.

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Un mare di divertimento 2019

AGGIORNAMENTO DEL 27/06/2019


Il campo estivo è stato entusiasmante!
Vogliamo ringraziarvi tutti per averlo reso tale!
ALBUM FOTO FB
ARTICOLO di Rivieraoggi.it

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Aprile 2019

Ciao a tutti!
La Sordapicena e CODA Italia organizzano una settimana di sport, integrazione e divertimento a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, dal 16 al 22 Giugno 2019 per bambini sordi, udenti e CODA.
In collaborazione con la Lega Navale Italiana organizzeremo corsi di nuoto, canoa, canottaggio e vela, andremo all’Acqua Park… e molte altre attività ancora!!!
I bambini pernotteranno presso l’ostello gestito dalla Sordapicena che offrirà gratuitamente il pernottamento per tutti i bambini.
La settimana si concluderà con i Giochi senza Barriere Junior.
Realizzeremo un cd come ricordo dell’esperienza.
Prenotazioni entro e non oltre l’8 Giugno.
Posti limitati, affrettatevi!!!
Mandateci una email: unmaredidivertimento@gmail.com
Vi aspettiamo!!!

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Corso BLSD per salvare la vita

Le manovre di rianimazione e disostruzione sono molto preziose per noi e i nostri cari!
Per questo ci sentiamo di appoggiare e condividere le cause di questo importante corso di Emergenza Sordi che rilascia anche certificazione e si terrà a Roma il 24 maggio 2019.
Per i soci CODA Italia è previsto uno sconto, per informazioni e iscrizioni scrivere a: info@blsd.eu

Corso BLSD adulto e pediatrico (manovre di rianimazione cardio polmonare con l’uso del defibrillatore) con il patrocinio della FSSI – Federazione Sport Sordi Italia e CODA Italia ed in collaborazione con Emd112 Echoes Medical Division e Trenta e Due – La Formazione del Soccorso. Rilascio della doppia certificazione (SIAATIP ed ARES 118 Regione Lazio) riconosciuta al livello nazionale. 
📍Si terrà il 24 maggio 2019 a Roma presso Hotel Villa Rosa in Via G. Prati, 1 con due turni a scelta:
– Mattina: dalle 9 alle 14
– Pomeriggio: dalle 14 alle 19
Il corso verrà svolto in Lingua dei segni italiana (LIS) e voce dagli istruttori sordi qualificati ed accreditati Ares 118 Regione Lazio.
💝 Se si arriva a 40 corsisti presenti nei due turni ci sarà un premio in palio tramite sorteggio: un defibrillatore (DAE). 
Chi pagherà prima un acconto avrà uno sconto del 22% entro 30 aprile oppure del 11% entro 12 maggio più uno sconto solo per i tesserati FSSI e per tesserati CODA Italia.
Info ed iscrizioni via mail a: info@blsd.eu

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Capitolina Rugby

AGGIORNAMENTO del 14/05/2019

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Sabato 11 maggio 2019 dalle 10.00 alle 16.00, in collaborazione con l’Associazione La Chiocciolina, vi aspettiamo per giocare a Rugby insieme, presso il campo di Roma Capitolina, in via Flaminia 897, con degli ospiti speciali, gli atleti della nazionale italiana rugby: Loris Landi e Alan Convito
Giornata dedicata all’integrazione tra bambini e ragazzi CODA, sordi e udenti!
Scriveteci una mail per info e prenotazioni: codaitaly@gmail.com
Non vediamo l’ora! 🏈 😊
Evento FB

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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COD_ividiamo a Milano

Dopo la bella esperienza vissuta a Roma, siamo felici di proporre l’incontro “COD_ividiamo” anche a Milano! Grazie al nostro socio Manolo Vacca, psicologo e psicoterapeuta, potremo riflettere sulla nostra identità di CODA e su come si manifesta nella nostra vita quotidiana, come influenza i nostri rapporti e le nostre relazioni.
Se volete venire mandate una mail a codaitaly@gmail.com per scegliere il vostro gruppo: mattina con orario 9,30 – 13,30 oppure pomeriggio dalle ore 15,30 alle 19,30.
Vi aspettiamo il 4 Maggio 2019 (prenotazione obbligatoria via mail) alla Fabbrica del Vapore in via Giulio Cesare Procaccini n°4 a Milano!

Il 5 Maggio invece saremo qui, con ingresso libero:
http://www.codaitalia.org/2019/04/29/gruppo-coda-italia-a-milano/

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Gruppo ufficiale CODA Italia a Milano!

Con l’occasione del Festival del Silenzio saremo presenti anche noi e parleremo di come conciliare professionalità e personalità, si raccontano i CODA (figli udenti di genitori sordi) Francesco Gasparri che è interprete LIS e docente di lingua inglese; Carlo Wialletton che fa il performer LIS e attore teatrale, lo abbiamo visto anche in Notre Dame de Paris in LIS (diretto e ideato da Laura Santarelli); Tiziana Cecchinelli, scrittrice, che ha da recentemente scritto un libro che riguarda proprio il suo essere CODA: “Peccato, io non sono sorda!”.

Visto che il numero dei soci cresce in tutta Italia… non vediamo l’ora di presentarvi e ufficializzare il gruppo di CODA Italia a Milano con i suoi referenti: Elena Ferotti (socia fondatrice di CODA Italia), Omar Ferroni, Luca Falbo, Luca Capocchia.

Vi aspettiamo il 5 Maggio 2019 dalle ore 10 alle ore 12, alla Fabbrica del Vapore in via Giulio Cesare Procaccini n°4 a Milano.
Sarà garantito il servizio di interpretariato italiano/LIS.
L’ingresso è libero e gratuito.
Evento FB: https://www.facebook.com/events/475843982955192/

16 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA: intervista a Sonia Caimi

Intervista a Sonia Caimi di Michele Peretti – 14/04/2019
Il mio essere CODA è un tratto distintivo, fa parte di me.

Sonia ha 27 anni ed è nata e cresciuta in un piccolo paesino della Puglia con i nonni materni. All’età di 7 anni lei e suo fratello si sono trasferiti a Roma insieme ai genitori. Ha vissuto nella capitale fino all’anno scorso poi ha deciso di trasferirsi a Bologna, città in cui vive. Attualmente studia Psicologia all’università e lavora come interprete LIS.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Il mio essere CODA è un tratto distintivo, fa parte della mia vita. Crescere in un contesto come quello dove sono cresciuta a volte ti fa sentire un’aliena, ma credo che mi abbia reso una persona aperta, curiosa, empatica e cosciente che nel mondo, ognuno con la propria storia, abbia qualcosa da raccontare. Io nelle storie delle persone mi ci immergo da sempre.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Sono crescita in casa con i miei nonni materni e mia zia. Da loro ho appreso subito l’italiano e contemporaneamente dai miei genitori la Lingua dei Segni Italiana. Il tutto in modo assolutamente naturale.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sì. I miei compagni sapevano che avevo entrambi i genitori sordi e che in casa usavo un’altra lingua. Spesso ne erano incuriositi e io rispondevo alle loro curiosità in maniera tranquilla. L’aspetto più difficile forse è stato il rapporto con gli insegnanti. Non sempre capivano a pieno come approcciarsi ai miei genitori e mi ritrovavo troppo spesso a fare da tramite.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Io sono udente e mi ci sento. Sono quotidianamente immersa nella cultura udente, con gli amici, con il mio compagno, anche se dentro di me è fortemente presente la cultura sorda, nella quale sono nata, cresciuta e di cui attualmente mi occupo. Quindi direi che sono udente ma culturalmente a metà.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda amo l’essere schietti, quasi senza filtri, naturali e il fatto che sia una comunità di cui ci si possa sentire parte attiva. Allo stesso tempo questa schiettezza a volte può arrivare in modo tanto diretto e se non si è pronti ci si può sentire feriti.
Della cultura udente invece amo la diversità, i colori, ma non capisco come si faccia a volte a essere così lontani gli uni dagli altri. Sento poca collaborazione generale.

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali? 
Le difficoltà le ho incontrate non perché i miei genitori sono sordi, ma perché vivo in una società che non si è mai realmente preoccupata, sino ad oggi, di adeguare degli strumenti alla sordità dei miei genitori. Questo mi ha portato a diventare io stessa quello strumento mancante. Le situazioni più difficili le ho vissute a scuola da piccolina e negli ospedali. Spesso dovevo preoccuparmi anche della salute dei miei ed era molto frustrante l’atteggiamento del personale ospedaliero che mi impediva di essere lì con loro. Capitava di non sapere cosa stesse accadendo, come quando ad esempio uno dei miei si ritrovava solo al di là delle porte del pronto soccorso. Tuttora gli ospedali, per me, sono fonte di forte stress emotivo.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Il bilinguismo è già di per sé una ricchezza. Il bilinguismo bimodale è quindi una doppia ricchezza. Sono sempre stata portata per le lingue e credo che questo sia dovuto anche al mio essere bilingue sin dalla nascita.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori? 
Ce ne sarebbero così tanti che un libro intero non basterebbe. La maggior parte molto divertenti e che ricordo sempre molto volentieri. In questa occasione ne racconterò uno in particolare di quando ero molto piccola. Avevo forse 5 anni ed ero andata a giocare a casa di un’amichetta. Eravamo in cameretta e la mia amica chiamò a gran voce la mamma che in pochissimo tempo si affacciò in camera. Per me era una cosa assolutamente nuova e decisi che una volta tornata a casa ci avrei provato anch’io. La sera salii al piano superiore della nostra casa e cominciai a chiamare “mamma”, prima piano e poi sempre più forte, fino a quando mia nonna, che mi aveva sentito dal piano di sotto, si precipitò da me pensando fosse successo qualcosa. Quando vidi lei e non mia mamma ci rimasi un po’ male e chiesi a mia nonna il perché la mamma della mia amichetta fosse arrivata al richiamo “mamma” mentre la mia no. In quel momento ho realizzato che non tutte le mamme fossero sorde, cosa che invece io fino a quel momento avevo dato per scontato fosse una loro caratteristica.

9) Diventare interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Non ne ho idea. So solo che è un lavoro che amo e che mi appassiona. Quando sono interprete mi sento bene, al mio posto e questo mi basta. Ho iniziato quasi per caso, ma poi si è rivelata la scelta più giusta che potessi fare.

10) Qual è il tuo motto? 
Non credo di avere un motto. Forse la cosa che dico più spesso è: non preoccuparti.

8 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Festa dei Genitori Sordi 2019!

AGGIORNAMENTO DEL 3/5/19: Ecco il link con tutte le foto!

Grazie a tutti quelli che sono stati insieme a noi ieri!
E’ proprio questo “insieme” che ci scalda il cuore, sordi, udenti, CODA, chi è venuto da lontano e chi da dietro casa 🙂
Vorremmo ringraziarvi tutti uno per uno, grazie anche a chi avrebbe voluto esserci ma non ha potuto! 
La quarta edizione italiana della Festa dei Genitori Sordi, Mother and Father Deaf Day, è stata un insieme di voci e segni grazie a tutti quanti voi!
Naturalmente… il primo ringraziamento va ai nostri genitori sordi, senza i quali non saremmo… semplicemente CODA!

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IV Edizione della FESTA DEI GENITORI SORDI – Mother and Father Deaf Day

Anche quest’anno organizziamo la Festa dei Genitori Sordi, quella che CODA International ha istituito come Mother and Father Deaf Day nell’ultima domenica del mese di Aprile, verrà celebrata anche in Italia.
E’ un’occasione per stare insieme ai nostri genitori sordi e dedicare una giornata tutta per loro!
Siamo alla nostra IV edizione e vi aspettiamo DOMENICA 28 APRILE 2019!

E’ obbligatoria la prenotazione ENTRO IL 24 APRILE via email a: codaitaly@gmail.com
Vi preghiamo di segnalarci eventuali allergie o se si desidera un menù vegetariano per permetterci di organizzarci prima con il ristorante.

Nel ristorante Meloncini, in Viale Tor di Quinto 55 a Roma, ci sarà un giardino a disposizione per i piccoli e un menù fisso per adulti e bambini.
Vi aspettiamo tutti! Dagli 0 ai 100 e più anni!

Un tuffo nelle edizioni passate… per prepararci alla prossima… 
2015 Un video fatto con il cuore
2016 La prima festa
2017 Stesso luogo, nuove idee
2018 La scorsa edizione con un piccolo video regalo
2019… Tenetevi pronti!!!

Volete saperne di più sulla Festa dei Genitori Sordi?
Qui CODA International dà delle informazioni e qualche spunto su come festeggiare i nostri genitori:
https://www.coda-international.org/MFDDay
Se vorrete farlo insieme a noi… Vi aspettiamo!!!

5 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA: intervista a Valentina De Matteis

Intervista a Valentina De Matteis di Michele Peretti – 04/04/2019
CODA è la mia identità. CODA è Valentina ieri, oggi e domani.

Valentina De Matteis è figlia di genitori sordi segnanti. Verdiana, sua sorella maggiore anche lei udente, è il suo punto di riferimento. Terminati gli studi, ha frequentato il corso LIS accedendo direttamente al terzo livello. Si è formata come Assistente alla Comunicazione e ha poi esaudito il suo più grande desiderio: diventare Interprete LIS. Con Coda Italia ha scoperto di essere circondata da molti amici spettacolari con cui condividere gioie e paure. Ha lavorato come Assistente alla Comunicazione per un paio di anni. Attualmente è la segretaria personale di un promotore e saltuariamente fa anche l’Interprete.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Così di getto risponderei che essere coda significa appartenere a due mondi. In uno mi sento più protagonista, nell’altro un po’ meno. In realtà essere CODA significa proprio VALENTINA DE MATTEIS. Coda è la mia identità. Coda è Valentina ieri, oggi e domani.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Ho una sorella più grande di me di 4 anni. La lingua italiana l’ho appresa con lei e con i miei nonni. Mia sorella invece, essendo la primogenita, ha avuto un po’ più di difficoltà. Inizialmente era lei a fare da tramite nella comunicazione tra i nonni materni e mamma o tra mio nonno paterno e papà. Una volta cresciuta ci siamo divise questo compito. Da piccole frequentavamo quasi tutti i giorni una famiglia sorda di Ciampino (con 4 figli udenti). Questo perché i nostri genitori non volevano che ci sentissimo diverse né sole in un mondo di udenti.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
A dire il vero no. Anzi, ho sempre visto questa “diversità” come un vanto. Qualcosa di particolare che avevo io e a Ciampino altre 3 o 4 persone, ovvero una famiglia “particolare”. Sapevo di conoscere una lingua nuova, diversa da tutte le altre già viste, sentite o insegnate. I miei genitori sono stati sempre aperti e mi incitavano a invitare i compagni di classe a casa per studiare. Ogni anno quando arrivava il mio compleanno i miei genitori si prodigavano per organizzare una festa di compleanno a casa. Credo che anche questo fosse un modo per non farmi sentire esclusa o diversa.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Sorda. Ritengo che la mia lingua madre sia la LIS. Questa cosa è stata per me positiva dal punto di vista linguistico (adoro la LIS), ma a scuola mi ha un po’ penalizzata. Non sono mai stata una studentessa brillante. Nello studio sono sempre stata svogliata, forse perché poco motivata, poco seguita, poco stimolata. Non so. Eppure sentirmi culturalmente sorda mi ha permesso di cogliere molto con gli occhi. A scuola mi bastava un piccolo suggerimento per portarmi a casa la sufficienza.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Dei sordi apprezzo sicuramente la bontà, la forza, la voglia di combattere per i propri diritti e la schiettezza. Non sopporto invece la loro testardaggine e la convinzione che il mondo giri intorno a loro. Inoltre il fatto di non ascoltare e di pensare che chiunque stia parlando, compresa la figlia, stia dicendo qualcosa contro di loro.

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali? 
Difficoltà enormi no. Una cosa che mi imbarazza è dover essere sempre reperibile anche per la più piccola cosa, perché non è che se non rispondi si fermano e pensano che hai da fare. Assolutamente. Continuano all’infinito. Ricordo che da piccola dovevo sempre informarli sui miei spostamenti e che potevo trovarmeli davanti in qualsiasi momento. In quel caso avrei dovuto lasciare il mio momento di giochi con gli amichetti. Questo perché qualcuno aveva chiamato insistentemente a casa e poteva essere qualcosa di urgente. Quindi dovevo stare a casa nel caso in cui il telefono avrebbe squillato nuovamente.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Sicuramente la conoscenza di due lingue. Una che reputo mia dalla nascita (e non è la lingua italiana). Sicuramente un modo di vedere a 360°: una lingua visiva che va ben oltre le parole. Essere BILINGUE è un grandissimo beneficio e se potessi scegliere, rivorrei questa vita con i suoi pregi e i suoi difetti.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Domenica delle Palme. Come ogni anno tutte le associazioni, ENS o circoli vari organizzano una giornata per festeggiare tutti insieme. Quell’anno scelsero L’Aquila. Io ero a casa con mia sorella. Squilla il telefono di casa. È Sara, la mia compagna di corso (allora frequentavo il terzo livello LIS) e la conversazione telefonica si svolge in questo modo (ricordo ancora ogni singola parola):
Sara: Vale ma tua mamma con quale gruppo di sordi è andata a festeggiare la Domenica delle Palme?
Io: Con il gruppo di Valmontone.
Sara: Sei sola a casa o c’è anche tua sorella?
Io: No, c’è Verdy con me, che succede?
Sara: Vale stai tranquilla eh, però cerca di rintracciare i tuoi perché è caduto un albero proprio sul pullman del gruppo dei sordi di Valmontone.
Panico! I cellulari dei miei non prendevano. Io e mia sorella eravamo terrorizzate. Decidiamo di accendere tutte le tv di casa per avere notizie in merito. Riusciamo a sintonizzarci sul Tg. Ed ecco che parte l’intervista dell’inviato sul posto. Dietro di lui, all’improvviso, vediamo spuntare la testolina di mia madre che in segni ci avvisa che stanno bene. In quell’occasione sono stata molto orgogliosa di loro e di cosa si sono inventati per farci stare tranquille. Quella giornata resterà nel cuore di molti poiché purtroppo un loro amico ha perso la vita, però credetemi, resterà anche nel mio cuore.

9) Diventare Interprete LIS e/o Assistente alla Comunicazione: vocazione o senso del dovere? 
Pura vocazione. Ho sempre seguito i miei genitori, anche perché mi divertivo e avevo stretto rapporti di amicizia con i figli di altri sordi. In realtà desideravo osservare, fare miei nuovi segni e conoscerne molti altri per arricchire il mio vocabolario. Preso il diploma di maturità non ci ho pensato due volte e ho chiesto a mamma e a papà di aiutarmi a realizzare il mio più grande sogno.

10) Qual è il tuo motto? 
Il sorriso non lo perder mai, qualunque cosa ti accada. E anche se spesso è davvero dura, è importante sorridere e regalare un sorriso a chi ti circonda. La vita è una e va vissuta per quella che è, anche se a volte non è come vorremmo.