Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

4 Luglio 2019
di Michela Moschillo
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CODA LOVE 2019

Sta per arrivare l’11 Luglio!
Dall’11 al 14 Luglio 2019 saremo in Francia per la grande conferenza internazionale esclusivamente per CODA… siamo emozionati perchè questa conferenza che CODA International ha istituito e che si ripete ogni due anni in un posto diverso del mondo sta per diventare un’esperienza concreta anche per noi! La nostra prima conferenza CODA internazionale!

4 Luglio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA (Children of Deaf Adults): intervista a Maria Luisa Franchi

Intervista a Maria Luisa Franchi di Michele Peretti – 23/06/2019
Essere CODA vuol dire sentire una profonda familiarità con le persone sorde.

Maria Luisa Franchi è un’interprete di Lingua dei Segni Italiana (LIS), bilingue fin dalla nascita. Dagli anni ’80 collabora con l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, è insegnante di LIS e formatrice di interpreti. Il 6 giugno 2019 la trasmissione RAI “Uno Mattina” ha celebrato i 25 anni dalla prima messa in onda del TG 1 LIS. In quell’occasione fu proprio lei a ricoprire il ruolo di interprete.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Vuol dire sentire profondamente la familiarità con le persone sorde, sentire in maniera viscerale la necessità del rispetto dei diritti delle persone sorde.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
In realtà la mia famiglia era composta per lo più da udenti. Per questo io sono stata esposta all’italiano sin dalla nascita. Soltanto mio padre, mio zio e mia zia erano sordi e quindi noi frequentavamo moltissimo la Comunità Sorda. Inoltre, mia madre e mio fratello hanno lavorato per tanti anni in un convitto per sordi.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sì, inevitabilmente. Mio padre era sordo quindi io avevo sempre un senso di vergogna nel dire che mio padre era sordo. Forse più che di vergogna si trattava di ritrosia, timidezza, e non sentirsi uguale agli altri. Il disagio dell’adolescenza si è poi trasformato in un profondo orgoglio nell’età della giovinezza e poi della maturità.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Decisamente udente. Tuttavia la profonda conoscenza della Cultura Sorda mi porta sempre ad avere un’attenzione particolare, un senso di appartenenza molto forte.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Ognuna delle due culture mi porta a comprendere la differenza, ovvero la ricchezza che sta nella differenza tra le due culture. Della Cultura Sorda non amo il senso di timidezza o di reticenza che si ha quando una cultura è stata per molto tempo sottomessa alla cultura dominante. Della cultura udente non mi piace la scarsa conoscenza che porta a volte le persone udenti a un comportamento poco accogliente nei confronti delle persone sorde o al contrario troppo accogliente.

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali? 
In tutta onestà non ricordo di aver avuto particolari difficoltà anzi questa mia provenienza mi ha creato una strada professionale molto solida. E come a volte accade, è stato un valore aggiunto che mi ha portato a traguardi altrimenti insperati.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Una ricchezza culturale.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi?
Da giovanissima interprete andai insieme a una persona sorda da un avvocato. Si tratta di molti anni fa quando i sordi, con il loro deficit invisibile, passavano inosservati e la Lingua dei Segni non era ancora in televisione, pertanto totalmente sconosciuta. Dopo qualche minuto di domande dell’avvocato e risposte della signora sorda, squilla il telefono. L’avvocato inizia a parlare e io contemporaneamente inizio a interpretare le parole dell’avvocato, anche se non rivolte alla persona sorda. L’avvocato mi guarda sbalordito e, al termine della conversazione telefonica, mi chiede cosa avessi fatto e perché. “Ho interpretato quello che ho sentito. Io sono l’udito della signora, quindi faccio in modo che lei possa ascoltare tutto quello che sento io. In questo modo la persona sorda può sentirsi come una persona udente. Il mio lavoro non è solo quello di passare il messaggio rivolto direttamente ai sordi, ma è anche e soprattutto farli sentire immersi nella comunicazione orale così come lo siamo noi”. L’avvocato mi ha guardato come se gli avessi aperto una finestra sul mondo e mi ha detto: “Lei mi ha dato una grande lezione sulla sordità, grazie!”.

9) Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Decisamente vocazione. Il senso del dovere è rivolto alla mia professione nel portare avanti con serietà, attenzione alle persone sorde e passione nel migliorare le abilità di interpretazione giorno dopo giorno.

10) Qual è il tuo motto? 
Non ne ho uno soltanto. Ne ho diversi: “La vita è una figata”, “Sorridi alla vita” e “Per aspera ad astra”.

27 Giugno 2019
di Michela Moschillo
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Segni – Sordi in famiglia

A proposito di CODA, vogliamo condividere con voi questa puntata della stagione “Segni” in cui si vede una famiglia con entrambi i genitori sordi assieme al primogenito e il secondo figlio udente, quindi CODA! 🙂

” Un viaggio alla scoperta di una famiglia, che vive e assume la propria sordità con fierezza.

Ultima puntata della stagione di “Segni”, il magazine condotto da persone sorde in lingua dei segni. Questa settimana conosceremo la famiglia Spiller, padre e madre sordi, come pure il figlio primogenito e i nonni paterni, mentre solo il figlio cadetto è udente. Un’immersione nel quotidiano di una famiglia svizzero tedesca, gli Spiller, per scoprire come vivono la loro sordità, quali rapporti si sono instaurati tra i vari membri, quali le difficoltà. Un viaggio alla scoperta di una famiglia, che vive e assume la propria sordità con fierezza. “

27 Giugno 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA (Children of Deaf Adults) a Monteleone di Fermo

Intervista a Danilo Antognozzi di Michele Peretti – 11/06/2019

Danilo Antognozzi ha 28 anni ed è originario di Monteleone di Fermo, un paesino di 300 anime sito nell’entroterra marchigiano, precisamente nella provincia di Fermo. Da 11 anni lavora come pizzaiolo in una nota pizzeria locale.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Essere Coda per me vuol dire apprendere e crescere più velocemente degli altri. Già da bambino inizi a capire di essere un Coda e che i tuoi genitori potrebbero aver bisogno di te in varie situazioni della loro quotidianità, soprattutto nella comunicazione con gli udenti.

2) Come e quando sei stato esposto all’italiano?
Mio padre è sordo mentre mia madre ha la protesi, quindi ho iniziato ad acquisire l’italiano grazie a lei e devo dire che a scuola non ho avuto nessun tipo di difficoltà.

3) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri?
A dire la verità no, anche perché non lo vedo come un limite.

4) Come viene percepita la sordità in un piccolo paese come Monteleone? 
Nel mio paese i miei genitori sono le uniche due persone sorde, ma devo dire che non hanno mai avuto problemi. Mia madre ha lavorato in Comune per moltissimi anni e si sono fatti un sacco di amici. Il bello dei miei compaesani è che con il tempo hanno imparato a comunicare con mio padre nonostante non conoscano la Lingua dei Segni e devo dire che questa cosa mi rende orgoglioso perché non li hanno mai fatti sentire diversi.

5) Che tu sappia cosa offre la Provincia di Fermo per le persone sorde? 
Nel Fermano diciamo che ci sono vari centri di aggregazione o circoli, che dir si voglia. Ma la zona che offre qualcosa in più è San Benedetto del Tronto dove c’è la sede dell’ASD e APS Sordapicena, nonché la squadra di Calcio a 5 sia maschile che femminile, dove i miei hanno giocato fino a pochi anni fa. Adesso fanno parte del direttivo. Questo è un vero e proprio punto di ritrovo per i sordi. Danno vita a molte iniziative aperte sia a persone sorde che udenti: spettacoli teatrali, convegni, corsi LIS, eventi sportivi come i giochi senza barriere. Lì dentro ho trascorso quasi tutta la mia infanzia quindi mi sono avvicinato alla LIS soprattutto grazie a loro.

6) Cosa apprezzi delle due culture (sorda e udente) e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda apprezzo veramente il fatto di non sentirsi per niente “diversi”, fanno tutto senza porsi nessun tipo di problema. Mio padre ad esempio ha girato mezzo mondo e non si è mai posto nessun problema nel come affrontare il viaggio e come fare a comunicare una volta arrivato in uno Stato straniero. Noi udenti invece ci facciamo molti più problemi. Ad esempio se non conosciamo l’inglese, non andiamo in determinati posti. Inoltre, diamo molto peso a quello che la gente possa pensare di noi. Secondo me i sordi si godono di più la vita. La cosa che invece non apprezzo di loro è che a volte non vorrebbero farsi aiutare. Non comprendono che in alcune situazioni è fondamentale avere una persona udente al loro fianco, perché poi siamo sempre noi figli, mogli, mariti o genitori che siano, a dover sistemare le cose, per così dire.

7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlio di persone sorde? Se sì, quali? 
A dire la verità grandi difficoltà non ne ho mai avute o forse qualche volta a scuola. Poteva capitare, durante i colloqui, che vedessi mia madre un po’ in difficoltà nel capire i professori. Per quanto riguarda me ho avuto sempre rispetto dai miei amici.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Crescere in questo contesto è certamente un’esperienza positiva che mi ha fatto e mi sta facendo crescere in maniera diversa, anche se adesso frequento poco i sordi a causa del lavoro. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone splendide. Il vantaggio è quello di scoprire il mondo con persone che affrontano la vita in modo diverso dal tuo. Diciamo pure che noi Coda abbiamo un bagaglio esperienziale più ampio. E devo ammettere che sono contento di essere cresciuto in un contesto così perché i miei genitori mi hanno insegnato molte cose.

9) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi?
Una mattina di quest’inverno mi scrive la mia ragazza: “Mi sono iscritta a un corso LIS che si svolgerà nella provincia di Fermo, così quando fai le videochiamate con i tuoi posso capire anch’io”. Sono rimasto realmente stupito da questa cosa, però vedo che ultimamente la gente è curiosa, ha voglia di capire e di saperne di più. Grazie a CODA Italia stiamo cercando di sensibilizzare le persone alla Lingua dei Segni e al mondo della sordità.

10) Qual è il tuo motto? 
Il motto che ho adottato come stile di vita è: “Chi si ferma è perduto”.

27 Giugno 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA (Children of Deaf Adults): intervista a Patricio Castillo Varela

Intervista a Patricio Castillo Varela di Michele Peretti – 02/06/2019
“Il silenzio è qualcosa di unico e favoloso che ti permette di fare dei lunghi viaggi interiori e di guardare le cose più in profondità.”

Patricio Castillo Varela è nato a San Miguel, nella città di Santiago del Cile, il 09/09/74. Lui è l’unico udente in una famiglia di sordi: i genitori e le due sorelle. Attualmente vive a San Marino con la moglie e le due figlie. Lavora come responsabile e gestore di progetti d’inclusione in Italia e all’estero tramite l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) e il Progetto InSegni Apprendi (www.insegniapprendi.org).

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Oggi che ho 44 anni e una certa consapevolezza, essere CODA è per me un grande dono e una grande possibilità. Far parte di due realtà, due mondi, due culture e due lingue diverse è una grande ricchezza. È Grazie alla sordità della mia famiglia se sono diventato curioso, creativo, resiliente, intraprendente, sensibile ed empatico.

2) Come e quando sei stato esposto alla lingua vocale? 
Sin da piccolo. I miei genitori si sono sposati poco prima del colpo di Stato in Cile del 1973 e per aiutare i loro familiari decisero di vendere la casa. Di conseguenza i miei si sono trasferiti dai nonni paterni che erano udenti, motivo per cui sono cresciuto sia con la lingua dei segni che con la lingua spagnola parlata.

3) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri? 
Ricordo due episodi in particolare. Uno riguarda le battute e i dispetti che mi facevano alcuni compagni di classe. Sappiamo bene che i bambini non filtrano, sono diretti e a volte fin troppo birichini. Alcuni di loro chiamavano “muti” i miei genitori per fare gli spavaldi davanti agli altri. L’altro episodio poco felice si verificò quando ero in seconda media. Un professore mi vide chiacchierare con un compagno durante la lezione e per punirmi in qualche modo fece una battuta spiacevole. Disse ad alta voce: “si vede che Patricio a casa non parla mai”, ridendo e cercando approvazione da parte di chi assisteva. Sicuramente è stato un momento molto imbarazzante e spiacevole, soprattutto perché ero piccolo. Non sono riuscito a difendermi o a sfogare la frustrazione di quel momento. Mi fece male che a pronunciare quelle parole fosse proprio un mio insegnante, un adulto che avrebbe dovuto darci il buon esempio. Certi episodi sono riuscito a elaborarli solo crescendo, maturando e perdonando.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sordo? 
Mi sento a mio agio in entrambe le culture e in entrambi i mondi, sia dal punto di vista culturale che linguistico. A volte sento la necessità di momenti di silenzio e di tranquillità e amo la musica di ogni genere. Infatti mio padre mi ha abituato sin da piccolo ad ascoltare la musica. A 5 anni mi regalò una radio che ancora conservo come una reliquia e che rappresenta un ricordo a me molto caro. Ebbe l’intuizione e il desiderio di farmi imparare la lingua spagnola parlata e allo stesso tempo la musica mi avrebbe tenuto compagnia. Ogni volta che ci ripenso mi commuovo.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda apprezzo il silenzio e la possibilità di ascoltarti dentro. Il silenzio è qualcosa di unico e favoloso che ti permette di fare dei lunghi viaggi interiori e di guardare le cose più in profondità. L’altra cosa che mi piace è la capacità di esprimersi e di comunicare in maniera completa, con le mani, il viso, gli occhi e il corpo. Quello che mi piace meno è il rischio di rimanere isolati. Se non c’è un contesto adeguato e pronto ad accogliere la sordità, questa passa inosservata agli occhi delle persone, a volte incompresa o sottoposta a pregiudizi. Della cultura udente mi piace poter sentire il rumore del mare, del vento, la musica e il canto degli uccelli. Ciò che detesto è il rumore esagerato che a volte c’è in alcune città. Non mi piace invece quando si parla troppo e non si ascolta. A volte udire non è sinonimo di ascolto vero e proprio.

6) Perché hai deciso di imparare la LIS? 
Conoscevo già lo spagnolo e la Lingua dei Segni Cilena perché sono nato in Cile. Crescendo ho voluto studiare per diventare interprete e questa possibilità l’ho avuta una volta giunto a San Marino. Desideravo avere uno strumento in più per sviluppare in maniera più seria e formale alcuni progetti di inclusione e accessibilità per le persone sorde e le loro famiglie. Inoltre ho avuto modo di acquisire ulteriori competenze riguardanti il mondo della sordità.

7) Hai colto delle affinità tra la Lingua dei Segni Cilena e la LIS? 
Sì, la struttura è sempre quella. Alcuni segni sono simili, ad esempio “casa” o “lavoro” si segnano nello stesso modo. Invece altri segni sono completamente diversi. Ad esempio la parola “Bene” o “buono” in LIS diventa: “cosa vuoi?” e questo è molto divertente. Ricordo un aneddoto in metropolitana a Roma. Mentre comunicavo con i miei in Lingua dei Segni Cilena, alcuni sordi italiani ci guardavano un po’ esterrefatti come se stessimo dicendo “cosa vuoi?” ma in realtà non era così. La frase sembrava loro del tutto fuori contesto.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale? 
Stimolare precocemente lo sviluppo cognitivo nei bambini CODA che hanno la possibilità di imparare due o più lingue, così come altri bambini bilingui. Un vantaggio riguarda la capacità di affinare la comunicazione non verbale e di avere un campo visivo più sviluppato. Vivere più culture ti permette di acuire una certa apertura mentale, di accogliere la diversità e l’identità di altre persone.

9) Diventare Interprete di Lingua dei Segni: vocazione o senso del dovere? 
Per me conseguire l’attestato di Interprete LIS è stata una scelta. Sin da piccolo ho aiutato i miei fungendo da mediatore, da ponte e dunque da interprete. In realtà non sempre è stato facile svolgere tale compito. Ad esempio quando giocavo con i miei amici del quartiere a San Miguel, poteva capitare che mio padre mi chiedesse di accompagnarlo a fare delle commissioni o al lavoro. A volte mi sentivo condizionato e questo suscitava in me un senso di frustrazione.

10) Qual è il tuo motto? 
“Dall’io al Noi” mi piace molto. L’ho imparato conoscendo una persona molto cara e importante per me: Don Oreste Benzi. Mettendolo in pratica nella vita quotidiana, ti rendi conto che siamo limitati e che abbiamo bisogno degli altri. L’incontro è importante e necessario. Aiutare e lasciarsi aiutare vuol dire essere umili. Da piccolo ho dovuto arrangiarmi con i compiti di scuola, a prendere decisioni da solo e ad affrontare situazioni di responsabilità importanti. Perciò fino a poco tempo fa e ancora adesso mi capita di essere incapace di chiedere aiuto e di farmi aiutare. Questo può essere un pregio ma anche un difetto. Bisogna promuovere una società dove il NOI ha più valore dell’IO. Questo motto mi trasmette sempre una sensazione di grande positività.

20 Maggio 2019
di Michela Moschillo
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Il suono dei sensi

Laboratorio di percussioni per bambini sordi e udenti

Sabato 18 Maggio abbiamo vissuto un bellissimo laboratorio di percussioni con tanti bimbi sordi e udenti! Speriamo vivamente che eventi come questo si ripetano prossimamente!


Musica come ponte tra sordi e udenti? Nulla di strano!
Sabato 18 Maggio presso 238 Hangar delle arti (via Monte Berico, 5 – Roma) il gruppo Musica e il gruppo AccessibiLIS di Grande come una città, in collaborazione con CODA Italia – Children of Deaf Adults [ www.codaitalia.org ], partono proprio dalla musica per inaugurare un percorso che vuole rendere la cittadinanza attiva sempre più integrata con il mondo e la cultura sorda.

Marco Testoni, compositore e percussionista, dirigerà “Il Suono dei Sensi“: un laboratorio di percussioni che mette insieme bambine e bambini sorde/i ed udenti. Un incontro con la musica dove le vibrazioni sonore saranno la chiave di accesso ad un mondo intimo in cui bambine e bambini possono non solo ascoltare la musica, ma sentirla, e produrla con tutto il proprio corpo. Più nel concreto: si tratta di un’esperienza che, attraverso il contatto con gli strumenti a percussione e alcuni esercizi e tecniche di body percussion, vuole far vivere senza alcuna barriera la forza e l’intensità del linguaggio musicale.

Il laboratorio è suddiviso per fasce di età:
• 16.00 alle 16.45: dai 4 agli 8 anni [massimo 10 partecipanti]
• 17.00 alle 17.45: dai 9 ai 12 anni [massimo 10 partecipanti]

[14/05/2019 – LE ISCRIZIONI SONO CHIUSE]

Il laboratorio, dove è prevista la presenza di un interprete segnante, è gratuito. È tuttavia necessario iscriversi all’associazione asd 238 per garantire la copertura assicurativa. L’iscrizione costa 5 €.

Per l’ISCRIZIONE è necessario inviare una email entro e non oltre il 13 maggio 2019 all’indirizzo grandecomeunacitta@gmail.com specificando in oggetto Laboratorio percussioni e indicando nome, cognome, età, data, luogo di nascita e codice fiscale del bambino. Questi dati servono per assicurare i bambini che parteciperanno al Laboratorio. In assenza di tali informazioni non sarà possibile completare l’iscrizione.

***
Marco Testoni è una figura poliedrica di musicista con un particolare percorso artistico che gli ha permesso di collaborare con una varietà di artisti provenienti da diversi ambiti creativi: dalla musica per film all’attività concertistica, dal teatro alla musica per bambini, dalla fotografia contemporanea alla videoarte. Nel 2009, ha pubblicato l’album Impatiens che vede la partecipazione di Billy Cobham e l’Ensemble percussionistico Hang Camera, dove con il suo set di handpan esprime quel “lirismo del ritmo” che è il manifesto artistico del suo stile musicale.
Come didatta ha tenuto laboratori e ha insegnato musica e percussioni sia nelle scuole materne che elementari.
Nel 2017 le sue performance multimediali e musicali sono state presentate al Louvre di Parigi e al Macro di Roma. Ha pubblicato per Dino Audino Editore “Musica e visual media” (2016) e “Musica e multimedia” (2019).
[www.marcotestoni.com]
[https://www.imdb.com/name/nm3132578/]

238 Hangar delle Arti
via Monte Berico, 5 00141 Roma

* web: www.grandecomeunacitta.org
* info: grandecomeunacitta@gmail.com

* accessibilità
– non sono presenti barriere architettoniche per l’ingresso
– sono presenti servizi igienici per disabili (wc chimico)
– non è presente un parcheggio per disabili
* linee ATAC – http://www.atac.roma.it
* fermata Adriatico/Lampedusa – linee 86, 90, 336, 337

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13 Maggio 2019
di Michela Moschillo
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Essere CODA: intervista a Chiara Sideri

Intervista a Chiara Sideri di Michele Peretti – 06/05/2019
Credo che tutti i genitori del mondo abbiano una particolarità, una sfumatura che li rende unici. Nel caso dei miei è la loro sordità.

Chiara Sideri è nata a Roma il 07/12/1992. Diplomata al liceo classico, nel 2014 si laurea in Infermieristica presso l’Università Tor Vergata di Roma. Negli anni ha tenuto convegni e corsi riguardanti la LIS e il mondo della sordità in generale. Sua l’idea di fondare la Dilis Onlus, un’Associazione di cui è Presidente e che promuove la diffusione della LIS e l’inclusione dei pazienti sordi in ambito sanitario. Attualmente si è trasferita in Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, dove lavora come infermiera di emergenza territoriale. Collabora come autrice con Nurse24.it, giornale di informazione infermieristica ed è docente per la piattaforma formativa HECM. Ama definirsi figlia (felice) udente di genitori (felici) sordi.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere CODA significa riconoscermi in una categoria di persone che hanno con me un minimo comune denominatore; è non sentirsi soli e non sentirsi fuori posto. E poi sono molto orgogliosa di esserlo.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Sono stata esposta all’italiano fin da subito, tramite la mia famiglia e successivamente la scuola.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sì, ogni tanto è successo, ma non perché mi sentissi diversa io. A volte gli altri, un po’ disturbati e un po’ curiosi, mi facevano notare che i miei erano un po’ sopra le righe, un po’ strani. Erano sordi. Per gli altri era strano, per me no, per me era la normalità.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Mi sento forse un perfetto 50 e 50, un’udente sorda. Amo moltissimo alcuni aspetti della cultura sorda, poi in questo bisogna inserire anche la preziosità della Lingua dei Segni che è parte di me. Spesso però mi riconosco come un’udente, mi capita a volte di sentirmi in colpa, poi ci penso e mi dico: “sono una CODA, è tutto normale!”.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda amo senza dubbio la lingua, le sue sfumature e la sua potenza visiva che dopo tanto tempo, continuano ancora ad affascinarmi. Non mi piace a volte il modo di ragionare o l’eccessivo essere permalosi, sempre sul chi va là …ma posso solo comprenderli. Degli udenti dico solo quello che non mi piace: il loro essere ignoranti e insensibili verso i sordi (pochi sono i casi, per fortuna).

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali?
Difficoltà sì, diverse, legate soprattutto a disservizi strutturali della società, a limiti imposti e alla tanta, tantissima ignoranza che c’è in giro. Poi difficoltà emotive e psicologiche ma come per tutti i figli.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Il beneficio di una doppia esposizione è a mio avviso concreto. Ho avuto l’opportunità di esprimermi nelle mie due lingue contemporaneamente, sin da piccola. Per me si è tradotto in una ricchezza.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Ce ne sarebbero moltissimi e quelli “tragici” risultano nello stesso tempo anche comici. Diciamo che chi è figlio di sordi ha molti episodi divertenti da raccontare, almeno per me è stato così. L’ironia ti salverà la vita diceva qualcuno, e per me e mio fratello è stata un’arma potente. L’episodio che racconto è solo per sensibilizzare. Alla scoperta di avere i genitori sordi da parte di una collega di università, lei mi disse: “non sai quanto mi dispiace per te”. Io non risposi e abbozzai un sorriso. Insomma, ma dispiacere per cosa? Credo che tutti i genitori del mondo abbiano una particolarità, una sfumatura che li rende unici. Nel caso dei miei è la sordità. Sarebbe bello che tutti iniziassero a capirlo.

9) Diventare Interprete LIS e/o Assistente alla Comunicazione: vocazione o senso del dovere? 
Inizialmente, durante l’infanzia e l’adolescenza, è stato senso del dovere. Dai 20 anni sicuramente assoluto piacere. Come dico spesso, non sono io che ho scelto la LIS, è lei che ha scelto me!

10) Qual è il tuo motto? 
Il mio motto, almeno uno dei tanti, è “turn the pain into power”: trasforma il dolore in forza. Per me è stato così. Ogni giorno cerco di trasformare tutto il “dolore” e i sentimenti negativi legati alla sordità dei miei nel mio super potere, in un punto di forza.

29 Aprile 2019
di Michela Moschillo
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Un mare di divertimento 2019

AGGIORNAMENTO DEL 27/06/2019


Il campo estivo è stato entusiasmante!
Vogliamo ringraziarvi tutti per averlo reso tale!
ALBUM FOTO FB
ARTICOLO di Rivieraoggi.it

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Aprile 2019

Ciao a tutti!
La Sordapicena e CODA Italia organizzano una settimana di sport, integrazione e divertimento a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, dal 16 al 22 Giugno 2019 per bambini sordi, udenti e CODA.
In collaborazione con la Lega Navale Italiana organizzeremo corsi di nuoto, canoa, canottaggio e vela, andremo all’Acqua Park… e molte altre attività ancora!!!
I bambini pernotteranno presso l’ostello gestito dalla Sordapicena che offrirà gratuitamente il pernottamento per tutti i bambini.
La settimana si concluderà con i Giochi senza Barriere Junior.
Realizzeremo un cd come ricordo dell’esperienza.
Prenotazioni entro e non oltre l’8 Giugno.
Posti limitati, affrettatevi!!!
Mandateci una email: unmaredidivertimento@gmail.com
Vi aspettiamo!!!