Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

Essere CODA (Children of Deaf Adults) a Monteleone di Fermo

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Intervista a Danilo Antognozzi di Michele Peretti – 11/06/2019

Danilo Antognozzi ha 28 anni ed è originario di Monteleone di Fermo, un paesino di 300 anime sito nell’entroterra marchigiano, precisamente nella provincia di Fermo. Da 11 anni lavora come pizzaiolo in una nota pizzeria locale.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Essere Coda per me vuol dire apprendere e crescere più velocemente degli altri. Già da bambino inizi a capire di essere un Coda e che i tuoi genitori potrebbero aver bisogno di te in varie situazioni della loro quotidianità, soprattutto nella comunicazione con gli udenti.

2) Come e quando sei stato esposto all’italiano?
Mio padre è sordo mentre mia madre ha la protesi, quindi ho iniziato ad acquisire l’italiano grazie a lei e devo dire che a scuola non ho avuto nessun tipo di difficoltà.

3) A scuola ti sei mai sentito diverso dagli altri?
A dire la verità no, anche perché non lo vedo come un limite.

4) Come viene percepita la sordità in un piccolo paese come Monteleone? 
Nel mio paese i miei genitori sono le uniche due persone sorde, ma devo dire che non hanno mai avuto problemi. Mia madre ha lavorato in Comune per moltissimi anni e si sono fatti un sacco di amici. Il bello dei miei compaesani è che con il tempo hanno imparato a comunicare con mio padre nonostante non conoscano la Lingua dei Segni e devo dire che questa cosa mi rende orgoglioso perché non li hanno mai fatti sentire diversi.

5) Che tu sappia cosa offre la Provincia di Fermo per le persone sorde? 
Nel Fermano diciamo che ci sono vari centri di aggregazione o circoli, che dir si voglia. Ma la zona che offre qualcosa in più è San Benedetto del Tronto dove c’è la sede dell’ASD e APS Sordapicena, nonché la squadra di Calcio a 5 sia maschile che femminile, dove i miei hanno giocato fino a pochi anni fa. Adesso fanno parte del direttivo. Questo è un vero e proprio punto di ritrovo per i sordi. Danno vita a molte iniziative aperte sia a persone sorde che udenti: spettacoli teatrali, convegni, corsi LIS, eventi sportivi come i giochi senza barriere. Lì dentro ho trascorso quasi tutta la mia infanzia quindi mi sono avvicinato alla LIS soprattutto grazie a loro.

6) Cosa apprezzi delle due culture (sorda e udente) e cosa invece ti piace meno? 
Della cultura sorda apprezzo veramente il fatto di non sentirsi per niente “diversi”, fanno tutto senza porsi nessun tipo di problema. Mio padre ad esempio ha girato mezzo mondo e non si è mai posto nessun problema nel come affrontare il viaggio e come fare a comunicare una volta arrivato in uno Stato straniero. Noi udenti invece ci facciamo molti più problemi. Ad esempio se non conosciamo l’inglese, non andiamo in determinati posti. Inoltre, diamo molto peso a quello che la gente possa pensare di noi. Secondo me i sordi si godono di più la vita. La cosa che invece non apprezzo di loro è che a volte non vorrebbero farsi aiutare. Non comprendono che in alcune situazioni è fondamentale avere una persona udente al loro fianco, perché poi siamo sempre noi figli, mogli, mariti o genitori che siano, a dover sistemare le cose, per così dire.

7) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlio di persone sorde? Se sì, quali? 
A dire la verità grandi difficoltà non ne ho mai avute o forse qualche volta a scuola. Poteva capitare, durante i colloqui, che vedessi mia madre un po’ in difficoltà nel capire i professori. Per quanto riguarda me ho avuto sempre rispetto dai miei amici.

8) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Crescere in questo contesto è certamente un’esperienza positiva che mi ha fatto e mi sta facendo crescere in maniera diversa, anche se adesso frequento poco i sordi a causa del lavoro. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone splendide. Il vantaggio è quello di scoprire il mondo con persone che affrontano la vita in modo diverso dal tuo. Diciamo pure che noi Coda abbiamo un bagaglio esperienziale più ampio. E devo ammettere che sono contento di essere cresciuto in un contesto così perché i miei genitori mi hanno insegnato molte cose.

9) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi?
Una mattina di quest’inverno mi scrive la mia ragazza: “Mi sono iscritta a un corso LIS che si svolgerà nella provincia di Fermo, così quando fai le videochiamate con i tuoi posso capire anch’io”. Sono rimasto realmente stupito da questa cosa, però vedo che ultimamente la gente è curiosa, ha voglia di capire e di saperne di più. Grazie a CODA Italia stiamo cercando di sensibilizzare le persone alla Lingua dei Segni e al mondo della sordità.

10) Qual è il tuo motto? 
Il motto che ho adottato come stile di vita è: “Chi si ferma è perduto”.

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