Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

Essere CODA: intervista a Valentina De Matteis

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Intervista a Valentina De Matteis di Michele Peretti – 04/04/2019
CODA è la mia identità. CODA è Valentina ieri, oggi e domani.

Valentina De Matteis è figlia di genitori sordi segnanti. Verdiana, sua sorella maggiore anche lei udente, è il suo punto di riferimento. Terminati gli studi, ha frequentato il corso LIS accedendo direttamente al terzo livello. Si è formata come Assistente alla Comunicazione e ha poi esaudito il suo più grande desiderio: diventare Interprete LIS. Con Coda Italia ha scoperto di essere circondata da molti amici spettacolari con cui condividere gioie e paure. Ha lavorato come Assistente alla Comunicazione per un paio di anni. Attualmente è la segretaria personale di un promotore e saltuariamente fa anche l’Interprete.

1) Cosa significa per te essere CODA? 
Così di getto risponderei che essere coda significa appartenere a due mondi. In uno mi sento più protagonista, nell’altro un po’ meno. In realtà essere CODA significa proprio VALENTINA DE MATTEIS. Coda è la mia identità. Coda è Valentina ieri, oggi e domani.

2) Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Ho una sorella più grande di me di 4 anni. La lingua italiana l’ho appresa con lei e con i miei nonni. Mia sorella invece, essendo la primogenita, ha avuto un po’ più di difficoltà. Inizialmente era lei a fare da tramite nella comunicazione tra i nonni materni e mamma o tra mio nonno paterno e papà. Una volta cresciuta ci siamo divise questo compito. Da piccole frequentavamo quasi tutti i giorni una famiglia sorda di Ciampino (con 4 figli udenti). Questo perché i nostri genitori non volevano che ci sentissimo diverse né sole in un mondo di udenti.

3) A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
A dire il vero no. Anzi, ho sempre visto questa “diversità” come un vanto. Qualcosa di particolare che avevo io e a Ciampino altre 3 o 4 persone, ovvero una famiglia “particolare”. Sapevo di conoscere una lingua nuova, diversa da tutte le altre già viste, sentite o insegnate. I miei genitori sono stati sempre aperti e mi incitavano a invitare i compagni di classe a casa per studiare. Ogni anno quando arrivava il mio compleanno i miei genitori si prodigavano per organizzare una festa di compleanno a casa. Credo che anche questo fosse un modo per non farmi sentire esclusa o diversa.

4) Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
Sorda. Ritengo che la mia lingua madre sia la LIS. Questa cosa è stata per me positiva dal punto di vista linguistico (adoro la LIS), ma a scuola mi ha un po’ penalizzata. Non sono mai stata una studentessa brillante. Nello studio sono sempre stata svogliata, forse perché poco motivata, poco seguita, poco stimolata. Non so. Eppure sentirmi culturalmente sorda mi ha permesso di cogliere molto con gli occhi. A scuola mi bastava un piccolo suggerimento per portarmi a casa la sufficienza.

5) Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Dei sordi apprezzo sicuramente la bontà, la forza, la voglia di combattere per i propri diritti e la schiettezza. Non sopporto invece la loro testardaggine e la convinzione che il mondo giri intorno a loro. Inoltre il fatto di non ascoltare e di pensare che chiunque stia parlando, compresa la figlia, stia dicendo qualcosa contro di loro.

6) Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quali? 
Difficoltà enormi no. Una cosa che mi imbarazza è dover essere sempre reperibile anche per la più piccola cosa, perché non è che se non rispondi si fermano e pensano che hai da fare. Assolutamente. Continuano all’infinito. Ricordo che da piccola dovevo sempre informarli sui miei spostamenti e che potevo trovarmeli davanti in qualsiasi momento. In quel caso avrei dovuto lasciare il mio momento di giochi con gli amichetti. Questo perché qualcuno aveva chiamato insistentemente a casa e poteva essere qualcosa di urgente. Quindi dovevo stare a casa nel caso in cui il telefono avrebbe squillato nuovamente.

7) Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Sicuramente la conoscenza di due lingue. Una che reputo mia dalla nascita (e non è la lingua italiana). Sicuramente un modo di vedere a 360°: una lingua visiva che va ben oltre le parole. Essere BILINGUE è un grandissimo beneficio e se potessi scegliere, rivorrei questa vita con i suoi pregi e i suoi difetti.

8) C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Domenica delle Palme. Come ogni anno tutte le associazioni, ENS o circoli vari organizzano una giornata per festeggiare tutti insieme. Quell’anno scelsero L’Aquila. Io ero a casa con mia sorella. Squilla il telefono di casa. È Sara, la mia compagna di corso (allora frequentavo il terzo livello LIS) e la conversazione telefonica si svolge in questo modo (ricordo ancora ogni singola parola):
Sara: Vale ma tua mamma con quale gruppo di sordi è andata a festeggiare la Domenica delle Palme?
Io: Con il gruppo di Valmontone.
Sara: Sei sola a casa o c’è anche tua sorella?
Io: No, c’è Verdy con me, che succede?
Sara: Vale stai tranquilla eh, però cerca di rintracciare i tuoi perché è caduto un albero proprio sul pullman del gruppo dei sordi di Valmontone.
Panico! I cellulari dei miei non prendevano. Io e mia sorella eravamo terrorizzate. Decidiamo di accendere tutte le tv di casa per avere notizie in merito. Riusciamo a sintonizzarci sul Tg. Ed ecco che parte l’intervista dell’inviato sul posto. Dietro di lui, all’improvviso, vediamo spuntare la testolina di mia madre che in segni ci avvisa che stanno bene. In quell’occasione sono stata molto orgogliosa di loro e di cosa si sono inventati per farci stare tranquille. Quella giornata resterà nel cuore di molti poiché purtroppo un loro amico ha perso la vita, però credetemi, resterà anche nel mio cuore.

9) Diventare Interprete LIS e/o Assistente alla Comunicazione: vocazione o senso del dovere? 
Pura vocazione. Ho sempre seguito i miei genitori, anche perché mi divertivo e avevo stretto rapporti di amicizia con i figli di altri sordi. In realtà desideravo osservare, fare miei nuovi segni e conoscerne molti altri per arricchire il mio vocabolario. Preso il diploma di maturità non ci ho pensato due volte e ho chiesto a mamma e a papà di aiutarmi a realizzare il mio più grande sogno.

10) Qual è il tuo motto? 
Il sorriso non lo perder mai, qualunque cosa ti accada. E anche se spesso è davvero dura, è importante sorridere e regalare un sorriso a chi ti circonda. La vita è una e va vissuta per quella che è, anche se a volte non è come vorremmo.

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