Coda Italia

(Children of Deaf Adults), associazione di promozione sociale, figli udenti di genitori sordi

CODA power: vedere con altri occhi

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Intervista a Susanna Di Pietra di Michele Peretti – 09/02/2019

CODA Italia (Children of Deaf Adults) è un’associazione di promozione sociale nata il 16 ottobre 2014.

Susanna Di Pietra, 32 anni, da dodici anni lavora come Assistente alla Comunicazione. Interprete LIS, è iscritta al corso di laurea in Scienze della formazione primaria. Vicepresidente e socia fondatrice dell’Associazione Coda Italia.

Com’è nata l’idea di fondare l’Associazione CODA Italia? 
L’idea di creare l’associazione è nata da un incontro avvenuto, due anni prima della fondazione, tra lo psicologo sordo Mauro Mottinelli e i partecipanti che erano tutti Coda. La pulce nell’orecchio ce l’ha messa lui e pensando al fatto che in Italia non esistesse una realtà del genere ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo creato “Coda Italia”. Ad oggi ci occupiamo di incontri, tavole rotonde, campi estivi per ragazzi, sostegno a quei Coda che non accettano ancora la loro situazione familiare, chi la vive male e se ne fa una colpa, quando invece noi vogliamo essere di esempio, soprattutto per i più piccoli, ed essere d’aiuto a quei genitori che incontrano difficoltà nel crescere i loro figli udenti perché di un altro mondo. Siamo in stretto contatto con le altre associazioni all’estero e a luglio andremo a Parigi per “CodaLove2019” dove ci incontreremo con tutti i Coda del mondo.

In cosa consiste il progetto “Vibrations”? 
Il progetto “Vibrations” sarà un documentario che raccoglierà esperienze di vita familiare tra similitudini e differenze di famiglie con genitori sordi e figli udenti e viceversa. È partita una raccolta fondi per portare a termine questo progetto che è già iniziato, ma visto che c’è molto da fare abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

Cosa significa per te essere CODA? 
Per me essere “Coda” vuol dire avere oggi una ricchezza interiore e un senso d’orgoglio forte e puro che mi ha portato a fondare l’associazione in cui credo molto.

Come e quando sei stata esposta all’italiano? 
Sono stata esposta fin da subito, i miei nonni sono tutti udenti e quindi grazie a loro mi esponevo all’italiano. Ricordo le telefonate che facevo alla mia nonna materna che vive nelle Marche e facevo da ponte/interprete tra lei e mia madre. Inoltre mia madre, con me, utilizzava molto la lingua dei segni ma accompagnava al segno anche la voce e poi mi ha mandata subito alla scuola dell’infanzia.

A scuola ti sei mai sentita diversa dagli altri? 
Sempre, fino alle superiori. Mi sembrava di appartenere a un altro mondo, di pensare in maniera diversa o di parlare in modo diverso…non so, e nello sguardo degli altri intuivo questa cosa.

Da un punto di vista linguistico e culturale ti senti più udente o sorda? 
50 e 50, a volte più sorda a volte più udente. Dipende dalle dinamiche che si creano, ovvio che trovandomi in contesti sordi, la mia cultura sorda prevale.

Cosa apprezzi delle due culture e cosa invece ti piace meno? 
Apprezzo quando si vogliono fondere, integrarsi, senza distinzioni tra sordo o udente, perché non ce n’è motivo. A volte le disuguaglianze vengono fuori ma si possono cancellare con poco.

Hai incontrato delle difficoltà dovute al fatto di essere figlia di sordi? Se sì, quanto hanno influenzato il rapporto con i tuoi genitori? 
Il mio rapporto con mia madre è ottimo e lo è sempre stato, ho perso mio padre da piccolina ma ho ricordi importanti di lui. C’è stato sempre molto dialogo in famiglia, ci siamo sempre dette tutto, penso sia fondamentale, ed è anche per questo che è nata l’associazione, perché genitori e figli possano avere un rapporto che non li faccia sentire diversi l’uno dall’altro. A me le etichette non piacciono, si vive e si cresce tutti insieme. Non ho avuto difficoltà nell’essere figlia di sordi, ho incontrato solo molta “ignoranza” che tuttora purtroppo persiste e a volte non l’accetto.

Sulla base della tua esperienza quali sono i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)? 
Si è molto più maturi, più predisposti a determinate situazioni, sensibili e ricchi interiormente. Hai altri occhi, affronti le cose in maniera differente, pratica, diretta. Dicono che i Coda riescano a vedere tutto in maniera più semplice, hanno una visuale molto più sviluppata, sarà un superpotere 🙂

C’è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi? 
Sì, proprio qualche giorno fa, mentre ero al lavoro, una persona mi ha chiesto come fa mia madre a sentire il citofono e io ho risposto che la mia casa è una discoteca: piena di luci a ritmi intermittenti. Capita anche che citofono e telefono suonino insieme e ritornando indietro nel tempo mi sono ricordata di quanto da piccola ne fossi orgogliosa e ai miei compagni di scuola che venivano a trovarmi mostravo con fierezza l’alternanza delle luci. Non era una casa come un’altra, la mia era ed è speciale. La mia famiglia è speciale.

Diventare Interprete LIS: vocazione o senso del dovere? 
Interprete fin da piccola senso del dovere, ora direi più vocazione ma è pur vero che senza il mio vissuto oggi non sarei un’interprete. Non tutti intraprendono questa strada, alcuni la rifiutano. A me è sempre piaciuto ma ho voluto concretizzare questo mio piacere e renderlo un lavoro importante e con dei valori.

Qual è il tuo motto? 
“Chi troppo ci pensa rimane senza” dice mia nonna, e ha ragione!!

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